Orca assassina

March 3, 2010 by admin · Leave a Comment
Filed under: News 

Addestratrice di orche uccisa da orca assassina

Una addestratrice di orche al parco di divertimenti Seaworld in Florida è stata trascinata nella vasca degli animali e uccisa. Secondo testimoni è successo durante uno show intitolato ‘Cena con l’Orcà.
Il parco è stato chiuso. Lo show si svolge in uno stadio davanti a fino 5.000 persone. (Ansa)

L’ orca assassina e il business dei parchi-prigione
25/02/2010
[di L.Colò] Cercando di capire di più sull’uccisione di un’addestratrice del Sea World di Orlando (Florida), a parte della recidiva orca assassina, ingabbiata lì dal 1992, sono arrivata alle pagine del quotidiano locale Orlando Sentinel sul quale, come sui giornali italiani, ho potuto leggere solamente la cronaca di quanto è successo e dei precedenti. Nessun cenno alla condizione di prigionia dell’animale, nessuna riga sull’addestramento forzato al quale sono sottoposti gli animali.

Quello che però ho notato è che l’articolo del quotidiano americano era inserito nelle sezione “turismo” e “business”. Sul secondo termine non ho dubbi, questi circhi d’acqua esistono perché sono un business. No, è il primo che mi ha fatto riflettere: davvero la Florida ha bisogno di una struttura del genere, qualsiasi zona del mondo, Italia compresa, per attrarre turismo? No, non è così. E la spiegazione è tutta nell’altra definizione della sezione del giornale. Business.

Così per evitare tragedie come quella di ieri a Orlando c’è un solo modo – a parte quello di ottenere una legge di divieto di esibizione degli animali – quello che abbiamo tutti noi in tasca, nel portafoglio. Non finanziare questi ergastoli, non far staccare biglietti.

Seaworld, nonostante il lutto umano, rimane aperto, come sottolinea la PeTA americana. Ora tutti sono lì a prendersela con l’”orca assassina”. The show (and the business) must go on, devono continuare.

Licia Colò [da AnimalieAnimali.it]


Mangiare carne

March 3, 2010 by admin · Leave a Comment
Filed under: Alimentazione 

Vi siete mai chiesti cosa c’è dietro il nostro quotidiano mangiare carne?

‘Se niente importa. Perché mangiamo gli animali’ di J. S. Foer

[di P. Segurini*] Ha suscitato grande scalpore negli Stati Uniti e ora sbarca in Italia. E’ l’ultimo romanzo, autobiografico, di Jonathan Safran Foer, giovane e ormai celebre scrittore americano. In Italia uscirà per i tipi di Guanda, il 24 febbraio prossimo. Il titolo nella nostra lingua racchiude una sfida “Se niente importa. Perché mangiamo gli animali”, in inglese è un più diretto “Eating Animals”, a significare sia il cibarsi di animali sia che siamo animali che si nutrono. La storia è una storia di sensibilità e di sensibilizzazione. E’ il percorso di un uomo che diventa padre e, alla luce della sua nuova e moltiplicata responsabilità, si fà delle domande, pone agli altri degli interrogativi che gli permettano di rispondersi e cerca di capire.
Studia Foer, indaga e viaggia. In un ‘on the road’ alla ricerca dell’ origine della carne che letteralmente sta invadendo il mondo. Per due anni visita, anche nel cuore della notte e di nascosto, allevamenti intensivi, intervista e frequenta persone del settore, e descrive. Con la lucidità che lo contraddistingue, come in ‘Ogni cosa è illuminata’, l’autore narra ciò che vede e trasmette ciò che sente. Senza concessioni o indugi alla pietà, né alla colpevolizzazione. Lungo un itinerario esplorativo, colto e iperrealistico. In un diario della coscienza di chi ha il coraggio e la forza di porsi delle domande. Il punto d’arrivo, che coincide con quello di partenza, è la ri-cognizione del dolore degli animali, e della capacità di sentirlo.


E il potere di evitarlo, o perlomeno di diminuirlo. E la forza di decidere di non accettare le condizioni imposte dal mercato e da tradizioni che si possono modificare, senza togliere loro il ruolo simbolico. Sapendo cosa c’è dietro la carne e volendo reagire.
Il diario/saggio di Foer offre con grazia e modernità ottimi strumenti di conoscenza. Sta al lettore usarli nel miglior modo possibile, per rendere il nostro il migliore dei mondi possibili.

Paola Segurini
*LAV Settore Vegetarismo

Vendita pellicce

March 3, 2010 by admin · Leave a Comment
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Vendita pellicce e commercio: vittoria LAV, più tutela per cani e gatti

Il Consiglio dei Ministri ha approvato oggi il Decreto Legislativo che introduce un nuovo sistema sanzionatorio nel contrasto al commercio di pellicce di cani e gatti.

Nel nostro ordinamento, già dal 2004 con la Legge n.189 articolo 2, è vietato “utilizzare cani e gatti per la produzione o il confezionamento di pelli, pellicce, capi di abbigliamento e articoli di pelletteria costituiti od ottenuti, in tutto o in parte, dalle pelli o dalle pellicce dei medesimi, nonché commercializzare o introdurre le stesse nel territorio nazionale”.

A seguito dell’approvazione del Regolamento 1523/2007, il Governo ha quindi integrato le disposizioni della legge 189 aggiungendo la condotta dell’esportazione alle altre condotte già previste e punite con sanzione penale. Chi, privato cittadino o azienda, dovesse essere coinvolto in tali attività sarà infatti punito con l’arresto da tre mesi ad un anno o con l’ammenda da 5.000 a 100.000 euro; oltre alla confisca e distruzione del materiale a proprie spese.

La norma approvata dal Consiglio dei ministri è sollecitata dalla LAV al Governo da ben due anni, fin dall’approvazione del Regolamento 1523/2007, permettendo a questo provvedimento di chiudersi e introdurre maggiori tutele ai cani e gatti anche da questo punto di vista. Una nuova e importante vittoria della nostra associazione che su questo argomento ha fin dal 2001 conseguimento importanti risultati a livello nazionale ed europeo.

“Il peggiore segreto dell’industria della pellicceria” così si intitolava la campagna LAV che denunciava nel 2001 la strage di cani e gatti utilizzati per il confezionamento di inserti in pelliccia (in cappotti, giacche, scarpe, suole per scarpe e stivali); un mercato semi-clandestino che, grazie a diciture fuorvianti riportate sulle etichette di capi di abbigliamento commercializzati in Europa e in Italia, causava la sofferenza e la morte di almeno 2 milioni di cani e gatti all’anno.


Animali allevati in Cina ed in altri paesi asiatici in condizioni spaventose, privati di ogni elementare diritto e uccisi con metodi di violenza inaudita. Tutto questo per soddisfare l’industria della pellicceria ed ingannare gli ignari consumatori.

A seguito delle investigazioni attuate dalla LAV che accertarono la presenza di capi di abbigliamento con pellicce di cane in vendita in alcuni grandi magazzini italiani, questo commercio venne bloccato in Italia (come primo Paese europeo) già dal 2004. Danimarca, Grecia, Belgio e Francia si unirono in un secondo momento all’Italia, sino poi ad ottenere nel 2007 il bando definitivo in tutto il territorio dell’Unione Europea con il Regolamento 1523/07.

“Al fine di assicurare l’effettiva applicazione del Regolamento 1523/07 occorre individuare un idoneo sistema di identificazione della specie di provenienza, in modo da consentire controlli efficaci sulle merci in entrata e in uscita dall’Italia – dichiara Simone Pavesi, responsabile LAV settore pellicce- Chiediamo quindi al Ministero della Salute di validare i necessari metodi di analisi, così come richiesto nello stesso Regolamento, e di attuare uno specifico piano straordinario di controlli al fine di stroncare una volta per tutte questo vergognoso mercato clandestino”.

Galline ovaiole

March 3, 2010 by admin · Leave a Comment
Filed under: Eventi 

13-14 marzo: in piazza per difendere 40 milioni di galline

In difesa e per la libertà delle galline ovaiole.

Meglio una gallina libera oppure una gallina in gabbia?
La risposta è scontata: meglio la gallina libera.

Eppure in Italia il 90% delle galline allevate – corrispondenti a 40 milioni di galline circa – vivono ancora nelle strette gabbie di batteria grandi meno di un foglio di carta

Gli animali non hanno alcuna possibilità di muoversi, sottoposti a una vita innaturale per produrre gran parte di quei 12,9 miliardi di uova (12.952.000 nel 2008, fonte U.N.A.) consumate dalle famiglie italiane in un anno (nel 2008 il consumo medio per abitante è stato di 224 uova, contro 219 del 2006).

Secondo un’indagine di Eurobarometro, il 62% dei consumatori UE sarebbero disponibili a cambiare il loro abituale supermercato pur di acquistare prodotti maggiormente rispettosi del benessere degli animali.

Sabato 13 e domenica 14 marzo la LAV sarà presente in 350 piazze d’Italia per chiedere ai consumatori e alle istituzioni di orientare le loro preferenze d’acquisto verso uova di galline libere, evitando d’acquistare le uova etichettate con il codice 3 (allevamento in gabbia). Ai tavoli LAV, i cittadini potranno:

firmare le cartoline-appello rivolte ad amministrazioni locali e supermercati invitandoli così a preferire le uova di galline libere
firmare la petizione rivolta alle amministrazioni locali, affinché garantiscano l’opzione vegetariana nelle mense


ricevere la guida-pratica della LAV per orientarsi sulla scelta delle uova
ricevere informazioni sull’alimentazione che fa bene a noi tutti ma anche animali, attraverso i consigli di Cambiamenu
sostenere questa campagna per restituire la libertà alle galline e portare a casa il tradizionale uovo di cioccolato fondente della LAV (commercio equo e solidale), in cambio di un piccolo contributo minimo (11 euro).

Per saperne di più e conoscere le piazze italiane dove trovarci clicca qui

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