Furti di pannelli fotovoltaici

Accertato che i pannelli solari sono diventati un bene prezioso, grazie alle loro caratteristiche che consentono di risparmiare e rispettare la natura, era inevitabile che, insieme agli inverter, indispensabili per il loro funzionamento, captassero anche l’interesse dei malintenzionati. Gli impianti fotovoltaici sul territorio italiano dunque sono diventati un bene comune da proteggere: stando ai calcoli del Gestore Servizi Energetici, sono ormai più di 300.000 per 12.000 MW di potenza in totale, il che si traduce in migliaia di imprese specializzate e decine di migliaia di posti di lavoro. Altri dati sono significativi: le energie rinnovabili sono sfruttate nella quasi totalità dei comuni nostrani, nel 2010 hanno fornito il 22% dell’elettricità nazionale, mentre negli ultimi dieci anni i metri quadrati di pannelli solari sono aumentati di quasi 50 volte.
Tornando ai furti, intensificatisi a loro volta, esistono già delle tecnologie moderne e specificamente pensate per la sorveglianza costante di queste strutture; in qualche caso si tratta della naturale evoluzione dei necessari sistemi di monitoraggio. Se in territorio lombardo-veneto ci sono più impianti che altrove, in Puglia si registra la potenza più alta; il Meridione però è pure l’area in cui aumenta la quantità delle ruberie, che comunque non risparmiano nessuna regione.
In teoria, ci sarebbe un modo “naturale” di individuare gli impianti riciclati illegalmente: poiché ognuno di essi ha un codice personalizzato, non potrebbe essere utilizzato in siti diversi da quello nel quale è sorto. Ma l’intoppo è stato facilmente aggirato dai ladri, che oramai si rivolgono al mercato estero, mitteleuropeo o nordafricano. Nel Maghreb, soprattutto, si trovano pannelli a 200 euro, vale a dire un quarto del loro valore originario.

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